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9 dicembre 2021

GERMANIA: INIZIA LERA SCHOLZ

Olaf Scholz si insedia come nono cancelliere della Germania dal dopoguerra: il suo governo ‘semaforo’ si trova già ad affrontare sfide urgenti.

   

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Olaf Scholz, leader dei Socialdemocratici e vincitore delle elezioni dello scorso settembre, si è insediato come nono cancelliere della Repubblica federale tedesca dal secondo dopoguerra.Sarà un nuovo inizio per il nostro paese, io farò di tutto per riuscire”, ha detto il neocancelliere prendendo il testimone da Angela Merkel, protagonista assoluta della politica tedesca (ed europea) che si appresta a uscire di scena dopo 16 anni di governo. Il Bundestag, il parlamento tedesco, ha eletto Scholz cancelliere con 395 voti su 735. A 63 anni, il leader dei socialdemocratici diventa così il quarto cancelliere dell’Spd dopo Willy Brandt, Helmut Schmidt e Gerhard Schroeder. Si troverà alla guida di un esperimento politico inedito: la cosiddetta coalizione ‘Semaforo’, costituita da Spd, Verdi e Liberali, i cui 16 ministri hanno prestato giuramento ieri diventando il primo governo tedesco a includere tante donne quanti uomini. Riguardo all’emergenza pandemica ancora in corso, Scholz ha sottolineato che “il passaggio di consegne avviene nel mezzo di una crisi non chiusa e questo comporta costanza e comunanza”. Ma nonostante i messaggi di continuità non c'è dubbio che la fine dell'era Merkel segni una svolta a Berlino e in Europa.

Prima la pandemia?

Il governo di Olaf Scholz ha piani ambiziosi per combattere il cambiamento climatico, eliminando il carbone e spingendo sulle energie rinnovabili, e dovrà preso concentrarsi sulle tensioni alla frontiera tra Russia e Ucraina, ma la sua priorità iniziale sarà senza dubbio la pandemia di coronavirus. La Germania si trova infatti nel pieno della quarta ondata di contagi. Le autorità sanitarie hanno registrato altri 69.601 casi nelle ultime 24 ore e altri 527 decessi, il numero più alto dallo scorso inverno. A fronte di un tasso di vaccinazione molto più basso rispetto ad altri paesi europei come Danimarca e Belgio, il nuovo cancelliere si è detto favorevole ad introdurre la vaccinazione obbligatoria per tutti. Ma anche coloro che sono disposti a vaccinarsi devono affrontare numerosi ostacoli: dalle lunghe code fuori dai centri di vaccinazione alla carenza di dosi vaccinali e personale medico. Un contesto generale in cui le tensioni sociali stanno aumentando: la scorsa settimana manifestanti no vax e anti-lockdown hanno tenuto una fiaccolata davanti alla casa del ministro della Sanità regionale della Sassonia. La protesta – rivendicata da alcune sigle dell’ultradestra – ha generato molto clamore ed è stata condannata dai principali partiti tedeschi.

Sfida economica?

La seconda sfida che il governo si troverà ad affrontare riguarda l’economia: se Scholz il mese scorso ha promesso la “più grande modernizzazione industriale della Germania in più di 100 anni” e la sua coalizione sembra determinata a investire miliardi per rendere più verde l’economia tedesca e aggiornarne le infrastrutture, il quadro generale appare ben più cupo rispetto a quando l’Spd ha vinto le elezioni in settembre. I dati più recenti mostrano un crollo degli ordini di fabbrica molto maggiore di quanto previsto dagli analisti. L'industria è afflitta da carenze di materie prime e prodotti come i microchip, che hanno portato a colli di bottiglia nelle consegne e problemi di produzione nell'industria automobilistica. Nel frattempo, l'inflazione ha toccato il 6%, il livello più alto dai primi anni Novanta. Gli esperti ora ritengono che la Germania potrebbe impiegare più tempo rispetto all'intera zona euro per tornare ai livelli di crescita economica pre-pandemia. I gruppi imprenditoriali temono anche che le nuove restrizioni sui non vaccinati, introdotte il mese scorso, possano scoraggiare i consumi nel periodo prenatalizio.

Un nuovo inizio per l'Ue?

La terza sfida riguarda la politica estera: nell’Unione Europea sta per aprirsi una stagione di riflessioni profonde e la posizione di Berlino sarà determinante per deciderne l’orientamento: si va dalla revisione del Patto di stabilità, il dossier più scottante, alle politiche ambientali e la transizione energetica, il rapporto con gli Stati Uniti, le relazioni con Cina e Russia solo per citarne alcuni. Di certo, al momento, c’è che il primo viaggio all’estero di Scholz come cancelliere sarà venerdì a Parigi e poi Bruxelles. Lui e la leader dei Verdi Annalena Baerbock, neo-ministra degli Esteri, dovranno rispondere ai timori riguardo l’escalation militare della Russia al confine con l'Ucraina. Sebbene Mosca abbia negato l’esistenza di piani per invadere il paese, Angela Merkel ha concordato con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e i leader di Regno Unito, Francia e Italia che in caso di aggressione avrebbero risposto con azioni “senza precedenti” nei confronti della Russia. Una misura economica ovvia per colpire gli interessi di Mosca sarebbe quella di minacciare il gasdotto russo Nord Stream 2 verso la Germania, completato ma ancora in attesa di approvazione da parte del regolatore energetico tedesco. Un provvedimento che il governo di Angela Merkel è sempre riuscito ad evitare, condizionando in parte le scelte dell’Europa di fronte alla crescente aggressività di Mosca, come di Pechino. Che il nuovo governo intenda cambiare passo? Nel caso, oltre che per la Germania, il governo Scholz segnerebbe un nuovo inizio anche per l’intera Ue.

   

IL COMMENTO

di Antonio Villafranca, Direttore della ricerca ISPI

Il governo Scholz nasce sotto il segno della continuità rispetto al precedente. Così avevano voluto gli elettori puntando sul Ministro delle finanze della cancelliera Merkel. Questo non vuol dire che non ci sarà alcun cambio di passo. In politica estera le posizioni su Russia e Cina saranno più nette e sul piano sociale ci sarà spazio per un aumento del salario minimo e nuove abitazioni. Ma il cambiamento maggiore riguarderà gli ingenti investimenti ‘verdi’ e nel digitale. Per l’Italia sarà bene far perno sugli improcrastinabili investimenti del governo tedesco per chiedere che gli investimenti ‘produttivi’ vengano tolti dai vincoli europei alla spesa pubblica”.

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