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11 gennaio 2021

USA: MINACCIA IMMINENTE

Donald Trump ha annunciato che non intende partecipare alla cerimonia per l’insediamento di Biden. Ma in molti tra i Dem sperano che il 20 gennaio non sia già più il presidente degli Stati Uniti in carica.

Nancy Pelosi incalza i repubblicani e annuncia una risoluzione per chiedere al vicepresidente Mike Pence di invocare il quarto comma del 25esimo emendamento e rimuovere Donald Trump dalla presidenza. Si apre così una settimana decisiva per il presidente uscente che potrebbe diventare il primo della storia degli Stati Uniti ad essere rimosso dall’incarico per “manifesta incapacità” di assolvere ai suoi doveri. Se la risoluzione non sarà approvata all'unanimità dalla Camera dei Rappresentanti, ipotesi piuttosto remota, l'aula voterà sul provvedimento domani. Pence a quel punto avrà 24 ore per rispondere; se non lo farà, la Speaker della Camera procederà con la richiesta di impeachment. Anche in quel caso si tratterebbe di un record storico: la prima volta che un presidente Usa subisce due procedure di impeachment. Le richieste di allontanare il presidente dalla Casa Bianca prima ancora che scada il suo mandato, il prossimo 20 gennaio, si sono moltiplicate dopo i riots dello scorso 6 gennaio a Capitol Hill, quando centinaia di sostenitori sobillati dalle parole di Trump hanno assaltato il Congresso riunito in seduta comune per ratificare l’elezione di Joe Biden. Negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine cinque persone sono rimaste uccise. “Agiremo con urgenza – ha spiegato Pelosi in una lettera ai deputati in cui ha spiegato le ragioni dell’avvio dell’iter legislativo – perché questo presidente rappresenta una minaccia imminente”.

Tempi stretti?

Se i Dem premono per intentare subito il processo di impeachment alla Camera, la seconda parte del procedimento, quella al Senato, potrebbe richiedere del tempo. Alla camera alta infatti, per passare, la messa in stato d’accusa del presidente necessita di una maggioranza di due terzi per passare e bisognerà lavorare per garantire quindi che un numero sufficiente di repubblicani voti a favore. In caso di condanna, però, il Senato potrebbe anche votare per interdire Trump dal ricoprire nuovamente cariche pubbliche, dissipando ogni sua velleità a ricandidarsi nel 2024. Ed è questo che farebbe propendere molti democratici per la procedura di impeachment, sebbene più complessa del ricorso al 25esimo emendamento.

“Diamo al presidente eletto Biden i 100 giorni di cui ha bisogno per mettere in atto la sua agenda” ha spiegato Jim Clyburn, capogruppo democratico alla Camera in un’intervista alla CNN “e poi procederemo con il Senato”. Intanto, nuove timori per la sicurezza si sono diffusi dopo che il Dipartimento della Difesa ha lasciato trapelare di essere a conoscenza di possibili e imminenti minacce alla sicurezza nazionale, poste da “aspiranti terroristi” e riguardanti in particolare l’Inauguration day.

È ancora il partito di Trump?

Pat Toomey della Pennsylvania è diventato, dopo la collega Lisa Murkowski dell'Alaska, il secondo senatore repubblicano a chiedere a Donald Trump di “dimettersi e andarsene il prima possibile”. E in un video divenuto virale, l’ex governatore repubblicano della California, Arnold Schwarzenegger, ha paragonato quanto accaduto al Congresso alla ‘Notte dei cristalli’ della Germania nazista nel 1938 e un esponente di spicco del GOP quale Colin Powell, ex generale e Segretario di Stato, ha detto di “non potersi più definire repubblicano”. Se i prossimi 10 giorni saranno decisivi per il presidente e il paese, lo saranno ancora di più per gli equilibri interni del partito dell’elefante, il cui futuro è strettamente legato all’ignominiosa uscita di scena di Trump. Lo stato di confusione interno al partito è tanto più evidente se si considera che il vicepresidente e fedele alleato di Trump era uno dei principali bersagli della folla che si è scagliata sul Congresso e che lo slogan “hang Mike Pence” è stato più volte intonato dai rivoltosi durante l’assalto. A incoraggiare la rabbia nei confronti di Pence, percepito dai sostenitori di Trump come un traditore, sarebbero state le accuse mossegli dallo stesso presidente, secondo cui il suo vice, in qualità di presidente del Senato, avrebbe avuto l’autorità per rovesciare l’esito della votazione al Congresso. Cosa che non corrisponde al vero.

Secondo NbcNews, i due non si sarebbero più parlati dal giorno dell’assalto a Capitol Hill.

E Whit Ayres, un sondaggista repubblicano di lungo corso, ha descritto la ratifica al Congresso di mercoledì scorso come “il primo round di una lunga lotta per l'anima del Partito Repubblicano”.

Questione di numeri?

Nonostante le condanne e la presa di distanza da parte di molti esponenti del suo stesso partito, agli occhi dei repubblicani i numeri parlano chiaro: Donald Trump resta, con circa 74 milioni di preferenze, il secondo candidato più votato nella storia degli Stati Uniti. E nei sondaggi registrati dopo l’assalto al congresso, solo il 13% degli elettori del GOP ritiene che il presidente costituisca una minaccia e pertanto debba essere rimosso. Inoltre la partita sull’Impeachement rischia di riaccendere tensioni tutt’altro che sopite, in un elettorato fortemente polarizzato. Se la tentazione di giungere a un’interdizione permanente di Trump dai pubblici uffici è forte, “non stupisce la cautela che, sul tema, hanno mostrato sia il Vicepresidente Mike Pence, sia il Presidente eletto, Joe Biden – osserva Gianluca Pastori, Ricercatore Associato ISPI  e docente di Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica di Milano – le due figure che hanno forse più da perdere da quella che può essere facilmente presentata come una sorta di ‘resa dei conti”. Per Biden, inoltre, la questione rappresenta il primo momento di confronto ‘forte’ con il Congresso “che lo accompagnerà almeno per i prossimi due anni e il suo esito potrà avere una parte importante nel definire i futuri equilibri fra la Casa Bianca e Capitol Hill” conclude l’esperto. Non sono secondari, in questa partita, anche i delicati equilibri in casa Dem dove le frange più progressiste rivendicano e si aspettano da parte del nuovo presidente una presa di posizione esemplare. Lo ha detto vhiaro e tondo un astro nascente del partito, la deputata Alexandria Ocasio Cortez: “Se consentiamo che passi impunita un'insurrezione contro gli Stati Uniti – ha detto in un’intervista al programma This Week di ABC – stimo incoraggiando che accada di nuovo”.


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ISPI - Istituto per gli Studi di Politica Internazionale

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